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martedì, 14 marzo 2006

LOOSE THE BOSS, KEEP THE BENEFITS


Mhhh. Sento che questa pagina necessita di un nuovo mood. Vi raccontero dunque una storia, la storia di Sarid. Mio argentinissimo room-mate, che ha imparato l’inglese sulle strade, gentile come chi e’ cresciuto onestamente senza troppi grilli per la testa e ha trovato di meglio che sognare la TV.
Sarid ha una brutta escoriazione su di un lato del piede, che gia una sera avevo notato entrando nel buco che lui chiama stanza e che fa sembrare la mia un’open-space. Bene, non ci ho fatto molto caso. Stasera saranno state le nove e con malavoglia mi sono cimentato nel compito di friggere tre uova nella micro-padella che passa la casa. Risultati discutibili a parte mi sedevo sull’unico sgabello disponibile a deglutire potenziali pulcini. Di fianco al bidone del rusco, per quello che mi puo importare. Dal momento poi che le padelle non si lavano da sole ho preso la spugna, anche se ho il sospetto che da qualche parte a Manhattan questo possa succedere davvero, ma tanta innovazione non ha sfiorato Harlem.
Dunque spruzzo un po’ di detersivo sulla spugna, mordo una piada alla marmellata, finissima ricetta ricavata dalla mia parca dispensa e mi preparo ad affrontare l’unto, quando Sarid, mezzo nudo e discretamente pasciuto fa la sua comparsa.
Da angusta che era la cucina in due diventa un rave.
- Ehh Andrea, wasap –
- Everything is illuminated Sarid –
- The light is worki? – Beffardo.
- No, but the upper light’s still fine – Certo sarebbe meglio se tornasse a funzionare anche quella sulla scrivania, ma non mi metto a buttare giu le mie memorie con il calamaio, percio faccia pure quello che vuole la luce di sotto.
A questo punto, tra il panno per asciugare la padella e il piatto che si prepara per l’unzione, Sarid mi mostra il piede. Faccio finta di essere sorpreso, curioso ma neppure colpito, anche se la mia premura e’ piu che vana, perche Sarid vuole raccontarmi proprio la storia del suo piede. E delle medicine che prende ogni sera.
Naturalmente gli chiedo se ne verra a capo e scopro che ha consultato quaranta medici.
Purtroppo conosco il sistema sanitario americano e immagino lo sforzo per disporre di cure adeguate, ma la strada di Sarid e’ stata benedetta dall’incontro tra l’umana generosita e la denuncia legale.
Qui il racconto si fa confuso, sulle strade non si apprende un’ottimo inglese a quanto pare, ma scopro che dall’alto della clinica scende il primario. E si scusa. E fa bene, perche si va in tribunale per niente a Nueva York. Ma Sarid non sogna il tribunale, vorrebbe solo tornare a camminare, perche gia muoversi lungo il corridoio gli risulta oltremodo penoso. E chiede di poter vedere un dermatologo molto famoso. Qui mi piace pensare che il primario si sia ricordato che fa il medico e non il salumiere, perche in una settimana gli ha procurato un appuntamento con il Dr. K, illuminato pioniere della dermatologia.
Tanto illuminato quanto eccentrico, circondato da decine di studenti durante ogni visita, che non ha voluto guardare il piede di Sarid per due volte, poiche contravvenendo alle sue disposizioni, era andato come uno stronzo in spiaggia. In realta il Dr. K vuole risolvere assolutamente il problma di Sardid e guarda caso, lo visita puntualmente ogni giovedi per un mese senza chiedergli i $450 dollari, altrimenti necessari per godere della sua sapienza. Vediamo un po, se moltipiclo 450 per quattro settimane ottengo come risultato un Sarid con la gamba tormentata da questa piaga nefasta. E invece, con delle semplici medicine ora lavora e sta guarendo. Peccato per il mare, lui che viene dal Sud America, ma sono convinto che quel gran figlio di puttana trovera il modo di mettersi nudo al sole. Nel frattempo gira in mutande per la casa, che vanta un clima tropicale, ideale per chi come me dorme tra il materasso e dieci centimetri di spazio verticale abitabile.


p.s.
Il titolo si riferisce al mio nuovo stato di libero pensatore stipendiato dalle idee (nel senso che cerco nuove idee per tornare a guadagnare). Era giunto il momento di fare nuove esperienze prima di tornare a casa.


La frase della settimana:


Luogo: Scope 2006, 11th Avenue,
Protagonista: Coolcat
Testimoni: Steven Psyllos


“Look at the crazy monkey on the crazy rabbit”
postato da: Coolcat alle ore marzo 14, 2006 01:13 | link | commenti (2)
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sabato, 04 marzo 2006

GHETTO KID

Fratelli! Sorelle! Siete la mia famiglia. E mi dispiace se non mi sono seduto a tavola con voi qui nel blog la scorsa domenica, ma non avevo piu la tavola. Ora pero mi sono fatto furbo, volpe oserei dire e con i miei primi guadagni di NY mi sono trasferito ad Harlem. Che genio. Ero cosi esaltato dall'essere riuscito a mantenermi a NY che ho messo mano alla tasca destra con un po troppa foga, sperperando in treni di mojito, tratto al bancone da ragazze desiderose della dance-hall. Piu bevevo e mi davo da fare e piu come sempre in quei momenti pensi che non vivrai un minuto di piu. Che la vita e' tutta tra la pista e il bancone, con scene del giorno dopo gia viste centinaia di migliaia di volte.
"Vez....avevo cinquanta sacci...ma dove.."
"Li avrai nei pantaloni"
"No vez ti giuro, ieri avevo cinquanta sacchi non possono essermene restati cinque" segue ricerca frenetica nelle asole del portafogli
"Li avrai spesi"
"No vez scherzi, e' impossibile, cinquanta sacchi" oramai senti il gelo nello stomaco
"Prova a pensare dove puoi averli spesi"
E' li che ti rivedi alle 5.00 del mattino che ti concedi una crepe doppia alla confettura che non ti andava. Maledici le due medie in mano quando ne bastava una. E con orrore ripensi a te che offrivi rum e cola a tutte le ragazze. Evidentemente la vita non e' finita al bancone del bar.
Quindi lascio i ragazzi di South 8th, dico addio a Kathryn e solo con me stesso mi dedico alla ricerca di un posto dove vivere da i prossimi tre mesi che mi restano qua. La prima casa che visito, alle nove di sera, nel Queens, e' quella di Alex, un giovane ragazzo. Devo essergli piaciuto parecchio visto che come numero di telefono mi ha dato i tre area-code di New York. Pazienza, in fondo era una camera senza pareti che cazzo.
Al che sempre nel Queens rispondo all'annuncio di una coppia, apertamente geeky, appassionata di fumetti, games e action-figures. Boh, sembrano spiritosi se non altro. Infatti. Come i sassi. Mi apre sto sociopatico, altissimo, con l'aria da mago del ventinovesimo livello. Vedo che fa fatica a parlarmi cosi spero nella ragazza. Davvero un fiore, le chiedo perche tiene i denti fuori. Mi spiega che ce li ha tutti fuori e basta. Capisco, bella casa comunque, non che io non capisca ste menate da nerd ma per dio, qui e' Fiabilandia. Al che mi mostrano una stanza, immagino sia il ripostiglio e invece dovrebbe essere camera mia. Ci metto un po a capire che la poltiglia in un angolo e' un materasso da rumeno. Ok, quando ci risentiamo, never? Never va bene? Ecco, che io ho i soldi ora. Tre giorni dopo ho preso casa ad Harlem.
La notte del trasloco a 110th Street noto che sotto c'e' un'altro cartello, Corso Tito Puente. No, Tito Puente no. Ma e' troppo tardi, pago $400 dollari di deposito e $375 di affitto, wi-fi incluso. Ed e' qui che viene il bello, perche della rete wireless si intende Sarid, che mi spiega dove ha imparato l'inglese. Sulla strada. Gran buon'uomo, che vive in un cubo in fondo al corridoio, ma che di router capisce poco. Solo che un laptop senza rete e' come una Cadillac senza il sedile. Guidi, ma fai il giro dell'isolato. Si piega dal ridere e io con lui ma alla fine faccio il giro dell'isolato.
Ora, non ho le coperte e neppure il cuscino ma il culo di Drew e' leggendario, perche in sto soppalco fa un caldo assassino e dormo in boxer, sul materasso. E dove se no. Con il collo libero di pendere dove meglio crede. Che disagio dio santo. Quindi vi sto scrivendo dall'ufficio-casa del capo, dove sono entrato di notte. Lui e' in Cina a troie e mi ha lasciato le chiavi. Bella Lu, mi sa che ti prendo il caffe dal frigo e due barrette di cioccolata. Spero non mi becchi la moglie qua di notte come un ladro.

p.s. progetti per i prossimi tre mesi prima di tornare a casa: trovare una nuova ragazza che mi offra le cene a casa sua, va bene anche di durata mensile, come la prima. Arrivare a venerdi prossimo con i 17 dollari che mi sono rimasti. Scroccare da bere e da mangiare a tutti gli opening delle gallerie e alle fiere d'arte dove vado per la rivista. Comprare dei vestiti da H&M.
postato da: Coolcat alle ore marzo 04, 2006 11:04 | link | commenti (3)
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sabato, 18 febbraio 2006

GET RICH OR DIE TRYING

Bros and sis, zie del mare e lovely sbarbe, bella voi. Qualche giorno fa esco dalla scesa dell'ultimo post ed entro a NYC. Come sempre tutti voi siete stati un'ispirazione. Questo non vuol dire che dobbiamo toccarci in cerchio. Fin qui tutti d'accordo. Sono self-confident, anche grazie alla stima e al rispetto che ho ricevuto da Steven, il responsabile editoriale della rivista. Grazie Steven per essere un newyorkese del genere. Salto il bello. Lo riservo per le chiacchierate in Plaza Mayor. Torniamo bene al peggio va. Cosi torno a casa, stanco e pensieroso su come pagare il cazzo di affitto. Va bene essere a mille, ma devi averne mille se vuoi campare. Un po mi pento dei 5 dollari spesi per strozzarmi di sushi ma la dieta di castagne dopo venti giorni mi stava uccidendo. South 8th, my crib man. Finally back at home. Non ho le chiavi. Dio sporco. Pollegg, siamo in 5 casa. Nessuno. No. Mi giro e vedo ebrei vestiti di nero con le basette a treccia, ho le vesciche ma la prendo bene. Vado per la prima volta da Mac e non credete, qua c'e' il meglio della cucina mondiale, ma con 5 dollari a Williamsburg c'e' Mac. E poi mi andava Mac cazzo. Mangio in un minuto e sono da capo, torno a casa e un cazzo. Boh, sto crepando e ho le All Star bucate, il telefono a bordo letto e le gambe di cera. Pollegg, la prendo come viene e mi faccio tutta Bedford. Dai barrocci stilosi vedo giovani che ridono e bevono sorsate di delizie colorate. Ok, 4 dollari li brucio. "Hi there, a chocolate please", che tesoro mi sorride con un "Which size" e io sveglio "No, thanks". "What do you mean?" mi fa lei, e che cazzo "I mean without ice please." "No, I said which size". Vabbe' non e' giornata, non lascio la mancia perche avevo solo quelli. Che pezzente. Torno a casa e un cazzo, nada. Boh salgo in metro e me ne vado a Manhattan. In treno ho un sonno che non ci sto dentro, vedo entrare le ragazze, gambe bainche, calze, gonnelline. Sento il loro profumo e vedo i miei jeans sporchi di fango e le suole a pezzi. Ma non so cos'e', sento di avere la luce giusta, qualcosa di diverso. Quando non ti guardi allo specchio se non al mattino impari a fottertene dell'apparenza. Belle davvero me ma ho troppo sonno, tiro su il cappuccio e mi addormento in metro pensando alle loro gambe che sfilano. Mi sveglio a Union Square.

THE CAPITAL OF REAL ESTATE (il giorno prima)

Il giorno prima torno a casa. Il che ha senso se ci pensate. Smargiassando da una sedia all'altra chiamo un tizio per una casa nel cuore di Brooklyn. Esco carico e pezzente come al solito. Vado in un'area mai esplorata prima e scendo a Brooklyn Junction, negri che negreggiano nelle cuffie. Quanto mai azzeccato, sono l'unico a scendere dalla scala mobile, mentre tutti salgano in direzione contraria. E sono tutti negri. Mi sento osservato, cambio metro e per la prima volta la vedo vuota e sudicia. Cambio ancora e mi accorgo di essere a negropoli. Mi piglia bene, oramai ho l'aria di chi non fa caso a niente. Cosi nessuno mi prende per straniero. Ad un certo punto sento scimmie urlatrici che salgono gridando. "Sit down nigga!!!", "I said sit down nigga!!". Oh cazzo, JayZe i suoi 15 uomini sono a bordo e non vorrei finire nella cassa del morto. Succede un putiferio di negri vestiti come in Colors e non vedo Sean Penn. Agitazione generale e poi ecco i New York City Cops, mano alla berta. "Get off the train! Now!". Ale', pallottola vagante, Drew steso a terra come uno stronzo. Per fortuna no. Il treno parte e ce la caviamo, Ryu compreso. Esco a Prospect Park e capisco che questo e' un'altro mondo. Negri in bicicletta che cantano di notte, negri che lavano macchine. Gia lo sapete a sto giro va cosi, "mi faccio prendere bene" e vado a vedere la casa in un quartiere di villette. Non vorrei ripetemri ma sono tutti negri. Suono e si affaccia una ragazza con la bandana blu. Le spiego che sono li per la casa, mi spiega che la casa e' dei suoi nonni. Le spiego che per me puo' anche essere di John Lee Hooker, vorrei solo vedere la stanza. MMhh, chiamiamo il tizio dell'annuncio. Non ho un ghello nel cell, cosi mi da il suo e lo chiama. Parlano e poi mi spiega che era il numero prima, lo stronzo si e' sbagliato nell'annuncio. Vabbe entro nel giardinetto a fianco e dalla cantina esce un negro in canotta. Boh, mi scuso e gli chiedo per la casa. Vi giuro grugnisce due parole e mi fa accomodare in cantina. Siamo al buio, brutta storia. Click. Si accende la luce e mi trovo in una stanza vuota senza finestre. Ok fratello, non dormo da una vita cos'e' sto cacatoio. "Yu rum", mi sa di no sai "Not furnished?". Che scimmia, "Nu". Beh amico allora "Nu" lo dico io, cosa appoggio il cranio sulla moquette in cantina per $400 dollari? "I should have asked.." ed eccolo "Yushudv". Torno a casa e svengo. Yushudv un cazzo.

p.s. dieci giorni allo scadere del contratto e una nuova casa da trovare. Due mensilita da mettere fuori sull'unghia. Come faro? Lo chiedo a te Lu, che mi devi pagare.
postato da: Coolcat alle ore febbraio 18, 2006 12:02 | link | commenti (9)
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lunedì, 13 febbraio 2006

LOVE BABY IS WHAT I GOT

Che comunque viene da una canzone dei Sublime. Se pensate che i miei altissimi e bassissimi siano congeniti alla mia testadicazzaggine vi smentisco subito. Anche Gianni si sente cosi. E' sta citta infame. Ad ogni modo, mentre medito di anticipare il rientro con umore sfinitissimo arriva il colpo di grazia: un blog di lovely sbarbe scalmanate. Gia nessuno segue quello che con amore vi scrivo e ora la concorrenza si porta via tutto. Quindi non vi dispiacera se scrivo quello che mi pare, tanto non lo leggete giusto? Bravi, non me la prendo. Ecco mi sono dato allo scialaquo, visto che guadagno spendo. MI sembra una chiara equazione e sapete perche? Perche mi sono rotto il cazzo di avere fame, domani a pranzo mi strozzo di sushi; oggi in una delle incredibili caffetterie di artisti di Williamsburg ho bevuto e taffiato come una merda, con la neve che si vedeva dalle vetrate e ho sbattuto due dollari di mancia in faccia alla cameriera brasiliana. Comprati le maracas. Ecco intendo godermi il tempo che sto qua, prendere il massimo e non solo pedate nel sedere. Poi si mi sa che ad Aprile torno, che gli americani mi hanno anche rotto il cazzo con il loro non assumere nessuno ed essere sempre carichissimi. Tutti a mille, sembre alla grandissima. Ma andate a farvi inculare. In casa siamo in sette-otto, cazzo vivo come un cinese nel mio loft. Va bene che almeno dormo con un po di calore femminile, che sul ponte di Brooklyn (con l'ipod che grazie al cielo mi avete regalato) si vivono bei momenti da raccontare ai nipoti, ma vorrei un po di pace. Un po di sana noia. Guardare la tv, fare una playnight, leggere un libro. Macche, dalle 8.00 quando mi sveglio alle 2.00 che vado a letto succede sempre di tutto. Il meglio e' in redazione al giornale, li si che ho visto la gente piu assurda della mia vita. Il numero uno e' Lu, che mi porta ai ricevimenti di artisti a filmare. Almeno li mi sbronzo gratis, dico delle gran fesserie sui quadri e mangio gratis. All'ultima inaugurazione il capo e' scomparso con una giapponese e io mi sono schienato di vinello bianco. Quando la curatrice mi ha avvicinato per sapere le mie impressioni ho sfoggiato la serie di frasi sull'ambiente e sulle buone vibrazioni del salone. Anche se vado molto forte pure sui contrasti cromatici e sulle "forzature  formali". L'ho inventata io e tutti si fermano sempre un minuto a riflettere. Mah. Ad ogni modo, che vi devo dire e' una grande esperienza ma si tratta di una parentesi. NY ti insegna tante cose ma qua io non ci voglio vivere, sono felice di esserci passato, ma proprio non fa per me. Grazie a dio sono nato in Europa.

p.s. ma voi avete una vaga idea di cosa fare della votsra vita? Perche io davvero non so che cazzo combinare.
postato da: Coolcat alle ore febbraio 13, 2006 08:49 | link | commenti (8)
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martedì, 07 febbraio 2006

THE BUMS HAVE LOST LEBOWSKI

Prima di tutto una cosa. Grazie di cuore, davvero. Vedere cosi tanti post ogni volta mi riempie il cuore di speme (che per le scimmie antropomorfe prive di pollice opponibile che bazziacano il sito vuol dire "speranza"). All'ultimo aggiornamento come potete vedere avete risposto in una trentina. Siete splendidi.
Dio morto. Comunque, ecco cosa succede di nuovo, sul versante lavoro. So che vi siete spaccati le palle, but I can't spit a buck outta my pockets (questa e' mia). Appena mi danno il primo dollaro giuro che cambio argomento. Ad ogni modo si diceva, dopo la piscina e' iniziata la settimana nera della fame, dove alla redazione del nyartsmagazine saltavo il pranzo per risparmiare. Ricordo un mio collega che scaldava il sashimi nella cucina e si strozzava di sushi. Io saccheggiavo le noci di nascosto per non svenire. Lo stesso dicasi per le uscite serali. Chiuso in casa, non sapevo come fare. Oramai sabato al gradino della disperazione avevo trovato da lavorare fra le 10 e le 5 del mattino come lavapiatti. Il giovedi, il venerdi e il sabato. Mi servono $300 alla settimana, me ne davano 256. Chiaramente non sapevo ancora se volevano uno in regola come tutti i ristoranti che avevo provato. Nel frattempo Lu, consumato artista della scena newyorkese, nonche' eccentrico boss del nyartsmagazine mi voleva parlare. Di sabato mattina. Alle dieci. Ma dio maledetto, non chiudevo occhio da ere geologiche. Ad ogni modo arrivo al loft-ufficio in giacca con la notissima maglietta di Guantanamo, e mi serve una zuppa cinese in brodo. No, questo no Lu. Non alle cazzo di dieci di mattina. Chiaramente maneggio le bacchette come un cinese nella risaia e quando non vede butto i cavolfiori lessati nel rusco. "It's delicious, I'm always surprised of how many tastes you can find here in New York.". Cristo sono stato in stato poisoned per 36 ore. Ad ogni modo mi fa vedere la casa e due camere da letto. Mi spiega che sua moglie fa una vita separata nell'altra ala. MI fa qualche domanda su come mi voglio mantenere e gli racconto la storia del giovane drew, il morto di fame. Insomma mi guada con gli occhi da bruciato quasi sessantenne e mi propone di diventare...roommate. Singola  a Manhattan e 1000 dollari al mese per lavorare alla rivista e fargli da assistente. Ha visto in me un ragazzo con molto talento e un'energia positiva (in effeti da quando sono qua a volte sono sconfortato fino al findo del barile ma mai depresso. Sono sempre preso bene dalla vita). Questo mi ripaga di tanti digiuni, purche' non abbia visto in me anche il piccolo Adriano, da inculare la sera. Ma sembra di no, oggi mi parlava di privacy, che lui non corre nudo con le donne per casa, pero ecco...insomma. Gesu. Ad ogni modo la mia vita e' nelle sua mani e non si sa mai come potrebbe cambiare idea. Potrebbe essere la mia salvezza come la mia rovina, perche' tra 20 giorni qui scade il contratto d'affitto.
Ecco ed ora il film. Questo domenica, il giorno dopo. Alle 12.30 dovevo essere li. Ma dio sporco neanche la domenica dormo. 9th Avenue, suite 412. Ok mi presento e all'ingresso c'e' il negro del Miglio Verde che vuole i documenti. Gli allungo la carta italiana e mi guarda come se gli volessi dare la figurina di Baresi. No vez, ti dico tu sarai Coleman ma io sono spossato dalla vita. E cosi salgo al piano 14, dove mi apre Lovisa, la regista, e mi fa accomodare in una stanza con un'atra ragazza. E mi fanno un pompino.
No, scherzo. Pazienza. Mentro compilo una cosa mi scattano una polaroid dall'alto verso il basso. "Do I look that way in picture?!". Ilarita' generale. Al che mi danno il copione e devo recitare con una delle due. Boh mi prendo un minuto e vado. Il secondo copione e' troppo lungo e non me lo ero studiato, al che mi butto sul momento. Non so come ma vado alla grande, almeno cosi mi dice, considerando che non ero neppure preparato. Un unico problema, Spencer e Buster nel film sono fratelli e io ho un accento. Se trovano solo gente che parla senza accento non posso fare la parte. Ma mi aggiungono ai loro contatti su MySpace, qualcosa per me lo vogliono far saltare fuori, hanno tanti ruoli e idee per nuovi film.

p.s. tutto molto bello, ma i soldi a quando?
postato da: Coolcat alle ore febbraio 07, 2006 09:02 | link | commenti (3)
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martedì, 31 gennaio 2006

YOU DON'T KNOW WE CAN DO THIS, WE ALWAYS DO THIS

Bella segiz!! E bella belle sbarbe. So che smaniate per un aggiornamento e visto che siete dei regular del posto a sto giro grandi news. Giovedi sera sregolatissimo. Ricordo questo passaggio di una conversazione con Kathryn. "Were you talkin about bows&arrows?". Mhhh."You mean dungeons&dragons. No but I know a lot of words, scroll of fire, magic thunder..". "No please, stop. My friends don't give a shit about that." E ora veniamo alle cose serie. Ho un lavoro e come tutto quello che mi capita qui è assurdo. Mi presento puntuale all'una da Mr. Lubelski, boss del nyartsmagazine. L'ascensore sbarca nel loft e per non sbagliare ho ancora su degli stronzissimi occhiali da sole. E' tutto vuoto a parte una scrivania, con Lu, che avevo visto in foto nudo mentre abbracciava uno scheletro e la sua assistente japana. Dal nulla un ragazzo mi fa accomodare nell'unico tavolino di tutto il salone e mi offre delle caramelle. Boh, ne mangio sei mentre aspetto, ho vietato agli altri di comprare dolci e mi viene da piangere tanto son buone. Mentre mi asciugo le lacirme giunge Lu, vecchio e stanco. Mi chiede se ho la carta verde e gli rispondo che mi sono iscritto alla lotteria. Deve aver sentito cosi tante stronzate in vita sua che riesce solo a chiudere le palpebre un nano secondo. Ok, gli spiego che sono qui per imparare, che amo studiare. Commovente. Tanto che mi chiede "Why you didn't take a job in Italy?". Mi voglio ammazzare, stavo gia per tornare quando gioco una carta. La mia seconda idea gli spiego. Fare uno stage e intanto lavare piatti. Sembro aver centrato il punto. "This sounds more realistic." E cosi sabato ero con Lu a fare riprese. Nota, dietro una tenda nel loft c'e' una cucina. Mentre lavori ti alzi a cucinarti qualcosa o a farti un the. Boh.

p.s.
grande soffiata del sabato sera. Festa in un locale con piscina riscaldata, sauna coi sassi e sauna di vapori. I ragazzi lentissimi, senza costume, se ne sono andati. Io no di sicuro.Kathryn che nuotava col bicchiere ha vissuto sogni di gloria, infrantisi al ritorno, quando l'ho costretta a camminare miglia per salvare 10 dollari di taxi.

p.p.s. domani devo trovare una cucina che mi assuma. Lu è un grande. Un grande T-rex.
postato da: Coolcat alle ore gennaio 31, 2006 08:34 | link | commenti (1)
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lunedì, 23 gennaio 2006

THE AMERICAN DREAM

Mhhh. Avevo deciso di parlare dell'after party in un loft occupato di un palazzo in costruzione al quale siamo stati invitati durante la festa di ieri. Ma sono forse un cazzo di poser? No e negro neppure. Perciò the hack with that. Bene allora, torniamo ai lavori. Poco tempo fa ho risposto ad un annuncio di un tizio che cercava un'assistente per realizzare eventi semiti e altre storie amish in un museo. Cazzo dico, Amish? Ok sono io l'uomo per te e gli spedisco qualcosa. Al che mi scrive ancora, mentre ero al computer, pochi giorni dopo, chiedendomi perchè ero la persona giusta e che voleva uno che gli piacesse e non puzzasse. Giuro. Beh, gioco la carta sincerità e gli dico pressapoco che "sono qui per un'opportunità. che non me ne frega di avere tanti soldi e che mi faccio il culo 10 ore al giorno se vuole per imparare qualcosa", "inoltre non puzzo, come può verificare di persona". Un minuto dopo mi arriva una mail in cui mi chiede di presentarmi alle cinque a Manhattan. Ecco queste sono le cose che mi piacciono di NY, che accade di tutto, che hai delle opportunità almeno, senza che Ciro, zio di Peppe, dica a Mimmo che conosci Vettu.

p.s.
L'intervista era alle cinque; sono arrivato lì alle due. E a Manhattan non ci sono i portici.
p.p.s.
Ho mandato il curriculum per fare una parte in un film indie. E' la storia di uno al quale piace farsi picchiare. Io sarei suo fratello Spencer, andava bene anche se non avevo esperienza.
postato da: Coolcat alle ore gennaio 23, 2006 13:06 | link | commenti (7)
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domenica, 15 gennaio 2006

LIMPIAR ESTA BIEN

Molti di voi l'hanno sognato la notte, altri hanno fatto fiaccolate per averlo ma non temete, i vostri sforzi sono stati premiati, un'altro inutile blog e' on-line per agevolare il dialogo tra quel gruppo misto di primati privi del pollice opponibili e di gaie fanciulle che formano il mio circolo di frequentazioni piu' o meno agitate. Come vedete non ho gli accenti, tastiera inglese mi dispiace. Lo sbattimento di usarla in italiano attualmente mi riesce insopportabile. Chiunque di voi puo' postare naturalmente le proprie pene mentali, basta che mi mandiate il testo in mail e lo vedrete comparire sulla pubblica piazza. Detto questo aspetto anche con infantile eccitazione un commento sui blog da Daniela.

Naturalmente se dovessi vedere scarsa partecipazione come quando alle tue feste di compleanno gli altri bambini giocano con i tuoi GIJoe lasciandoti da solo nel salotto coi Lego, allora chiudero' tutto e non se ne riparlera' mai piu'.

Pochi giorni fa ho visto un barroccio da poco aperto e mi sono fatto avanti per chiedere un lavoro. Mi apre un messicano, che qua vanno come il pane. "Hi, I was wondering if you're hiring for any position". Mmhh biascica qualcosa che non comprendo, cosi semplifico. "I need a job"...lo vedo confuso. "Ahh tien, job yo no". Eh che cazzo parla solo spagnolo, ma io me llamo Miguel quindi lo incalzo con un "Estoy buscando un trabajo". Attenzione, un lampo gli rischiara il viso. "Ehh..trabajo..tenemos para limpiar..". Ed eccoci al gradino piu basso, lo guardo supplichevole "Limpiar esta bien".

 

E quando dopo 26 anni di studi "limpiar esta bien" qualcosa non deve essere andato per il verso giusto.

 

P.S. Aveva gia un valido lavapiatti.

postato da: Coolcat alle ore gennaio 15, 2006 21:27 | link | commenti (13)
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